Mercoledì 3 ottobre alle ore 18 presso la Fondazione Filiberto Menna si terrà il seminario “Sulla Bioestetica”, organizzato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Fondazione Filiberto Menna. I professori Francesco Casetti (Università Cattolica, Milano), Massimo De Carolis (Università di Salerno), Pietro Montani (Università Sapienza, Roma) discuteranno sui problemi che la biopolitica pone all'estetica e alla teoria delle arti a partire dal volume di P. Montani, Bioestetica (Carocci, Roma 2007); coordina l’incontro Pina De Luca (Università di Salerno).
Uno dei tratti salienti del mondo contemporaneo è l’agire generalizzato e pervasivo della biopolitica, vale a dire la messa in campo di quei dispositivi di potere che nel voler essere assicurazione della “nuda vita” sono anche chiusura alla pluralità dell’esperienza, alla sua imprevedibilità e ricchezza.
La diffusione capillare di tali meccanismi fa sì che essi si estendano, ricomprendendolo, allo spazio del sentire, il quale subisce così una sorta di neutralizzazione che lo rende disponibile a forme varie di manipolazione e canalizzazione. Tale fenomeno è definito da Montani bioestetica ed è da lui analizzato a più livelli fra loro strettamente intrecciati: la serrata discussione con i teorici della biopolitica (Agamben e Esposito); l’interrogazione di momenti nodali della filosofia (Kant, Schiller, Nietzsche); la messa in questione della tecnica, degli effetti e degli usi ad essa connessi.
Una volta delineato questo quadro complesso, Montani pone alle arti contemporanee una domanda tanto difficile quanto decisiva: potrà affidarsi alle arti il compito di una riabilitazione del sentire? Potrà essere quello dell’arte anche compito politico?
Bioestetica. Senso comune, tecnica e arte nell'età della globalizzazione
A seguito degli sviluppi delle biotecnologie e all'affermarsi dell'economia globalizzata, si è recentemente imposto all'attenzione pubblica il problema di una "biopolitica", da intendere non solo come l'assunzione della vita biologica in quanto ambito prioritario del potere politico, ma anche come territorio di una più ampia e indeterminata dimensione socioculturale che coinvolge il corpo e le sue estensioni mediali e, più in generale, la ridefinizione tecnica della sensibilità. In questo campo, accanto a un'evidente e massiccia sperimentazione di carattere artistico, mancano del tutto appropriate indagini di carattere teorico e filosofico. Il libro si propone di ovviare a tale carenza teorica presentando una mappa dettagliata dei problemi che la biopolitica pone all'estetica e alla teoria delle arti.
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