Il convegno propone una riflessione sulla produzione, la fruizione e le modalità di analisi delle forme di testualità, non esauribili euristicamente attraverso categorie di genere, che allargano la nozione filologico-letteraria di testo per comprendere forme assai diverse e spesso dal carattere incerto.
In un'era di cambiamento la letteratura è chiamata a rivedere non solo il proprio canone, ma anche la propria posizione: cambiano i modelli, i punti di vista, i destinatari. L'interazione tra le culture aumenta, opere, testi, immagini e oggetti circolano e comunicano in forme diverse. La nascita e lo sviluppo di nuovi media provocano anche una continua ridefinizione della letteratura e della sua auto- percezione.
Il convegno vuole avviare perciò una discussione sulle trasformazioni linguistiche ed espressive, gli scambi interculturali, le contaminazioni fra forme, generie linguaggiche superano una dimensione del canone inteso come repertorio di testi o come una lista di autori da sottrarre eventualmente al naufragio postmoderno. Il confronto tra i diversi linguaggi avrà come punto di partenza la letteratura – in quanto funge spesso da punto di transito verso per le altre arti – per attraversare altre forme, come il teatro, il cinema, le arti visive, ecc.
Lontano dalla lingua madre
Intervento della scrittrice turco- tedesca Emine Sevgi Özdamar
nell’ambito del Convegno internazionale del Dipartimento di Studi linguistici e letterari,
martedì 30 ottobre, ore 11.30, “Aula delle Lauree – N. Cilento”
Emine Sevgi Özdamar è nata a Malatya, in Turchia, nel 1946. Ha frequentato la Scuola d'Arte Drammatica di Istanbul alla fine degli anni '70. Il suo interesse per il teatro tedesco la porta in Germania alla Volksbühne di Berlino Est dove collabora con l’allievo di Brecht, Benno Besson. Oltre che a teatro Özdamar ha lavorato anche in diversi film comeYasemin di Hark Bohm und Happy Birthday, Türke di Doris Dörrie.
La lingua di mia madre (1990), la sua prima raccolta di racconti appena tradotta in italiano che viene presentata nel convegno salernitano, è stata considerata dal Publisher’s Weekly uno dei libri migliori pubblicati nel 1994 in America, mentre il suo primo romanzo, La vita è un caravanserraglio (1992), è stato definito “il miglior libro dell’anno” dal London Times Supplement. Insieme a Die Brücke vom goldenen Horn (Il ponte del Corno d’oro, 1998)e a Seltsame Sterne starren zur Erde (Strane stelle fissano la terra, 2003) costituisce la trilogia berlinese recentemente pubblicata con il titolo Sinne auf halbem Weg (Sole a metà strada, 2006). Özdamar vive e lavora a Berlino. E’ membro dell’Accademia tedesca per la lingua e la poesia. La sua opera è tradotta in dodici lingue.
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