Nell’estate del 1967, sette mesi prima della sua morte avvenuta per omicidio il 4 Aprile 1968, Martin Luther King Jr partecipò al meeting annuale della Associazione Americana di Psicologia (APA) per esporre una sua teoria sul ruolo che gli psicologi potevano svolgere per porre fine alle ingiustizie sociali.
Se 40 anni fa le sue parole vennero accolte con una forte dose di snobismo da parte dei partecipanti al Congresso, oggi un numero sempre maggiore di esperti analizza e appoggia le sue idee, tanto che la stessa APA nell’ultimo raduno svoltosi a San Francisco dal 17 al 20 Agosto ha dovuto riconoscere la fondatezza delle teorie illustrate da Martin Luther King. Addirittura è stato messo in programma per i prossimi tre anni un piano di discussione nazionale sulle relazioni tra le razze, la pace e la giustizia basato sul pensiero del reverendo.
Martin Luther King, icona della difesa dei diritti civili della popolazione di colore negli Stati Uniti, quattro decadi fa aveva invitato psicologi e sociologi a fornire il loro contributo nella lotta contro le ingiustizie sociali, la disuguaglianza economica, educativa e sanitaria dei cittadini.
Il premio Nobel per la Pace del 1964 era convinto che le persone che vivono in società caratterizzate da maggiori ingiustizie, violenza e discriminazione razziale corrono maggiori rischi di infermità mentale, e di conseguenza maggiori probabilità di contrarre problemi cardiovascolari.
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