LETTERA DEL RETTORE RAIMONDO PASQUINO Sul Corriere del Mezzogiorno il Rettore commenta la ripartizione del fondo di programmazione e valutazione delle università
La lettera del Rettore Raimondo Pasquino pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno del 28 luglio, in merito al decreto ministeriale con il quale è stato ripartito il fondo di programmazione e valutazione delle università:
Caro direttore, leggendo il fondo del collega Paolo Macry («I rettori sudisti», Corriere del Mezzogiorno di domenica) mi sono reso conto che, talvolta, si discute su argomenti diversi e poi si cerca una sintesi che non può esserci per ovvi motivi.
Da sempre mi impegno, assieme alla comunità che ho l’onore di guidare, per migliorare le condizioni del mio Ateneo e le sue attività nel campo della ricerca, della formazione e dei servizi agli studenti, con la consapevolezza che tutte le attività hanno bisogno di essere seguite per raggiungere risultati apprezzabili. Sono ormai più di dieci anni che partecipiamo a sistemi di valutazione della ricerca, della didattica, e in modo autonomo valutiamo gli studenti in entrata in tutti i corsi di laurea. Siamo pronti a farci valutare dall’agenzia approvata dall’ultimo Consiglio dei ministri ma è necessario che il modello di distribuzione delle risorse necessarie a far vivere l’università sia capace di coniugare trasparenza, equità, meriti e tenga conto del contesto socio-economico, delle peculiarità e delle caratteristiche delle singole università.
Il ministro, nel distribuire il 7% del del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) conseguente alla legge numero 1 del 2009, ha enfatizzato questo fatto come fosse una classifica di merito e non, così come ha dimostrato Trombetti nel suo articolo su la Repubblica, una diversa distribuzione di risorse. Che tale distribuzione non fosse semplice da operare è dimostrato anche solo dal tempo trascorso tra l’approvazione della legge, inizio gennaio 2009, e la sua attuazione, fine luglio 2009. In quanto operatori universitari dovremmo innanzitutto chiederci con quali parametri si è operato e su questi fare un commento appropriato e non liquidare le argomentazioni di opposizione come strumentali e «incapaci di una presa di posizione consapevole del significato strategico dell’avvenimento». Ma strategico rispetto a quale obiettivo?
Nella legge in questione non sono individuati parametri di valutazione della ricerca e della didattica indiscutibili, come rilevato dallo stesso Comitato di valutazione del sistema universitario, che non ha saputo dare indicazioni chiare ed univoche. La Crui nella sua assemblea ha deciso, all’unanimità,
di non entrare approfonditamente nel merito
di alcuni parametri di valutazione indicati dal ministero purché la distribuzione delle risorse per l’anno 2009 fosse complessiva del 7% e del 93% dell’Ffo, controbilanciando alcune «premialità» del 7% non supportate
da parametri oggettivi o quantomeno condivisi
L’8 luglio è stato pubblicato il decreto ministeriale con il quale è stato ripartito il fondo di programmazione e valutazione delle università 2007-2009, che utilizza
cinque gruppi di indicatori noti e formulati dal ministero e che mostrano, con indice complessivo di variazione dei risultati, quale sia stato il comportamento degli
atenei nel periodo esaminato.
Come mai non sono stati utilizzati questi indicatori per la valutazione della didattica e della ricerca e ne sono stati invece presi altri, anche se talora molto più datati? Forse perché, in questo modo, si sono potute favorire università fortemente
accreditate al ministero? Il vero nodo del problema è, come ricorda anche Macry, procedere a una profonda riforma delle università in tutte le loro attività (governance, ricerca, formazione, dottorati
di ricerca, servizi agli studenti, attendibili sistemi di valutazione, eccetera), ma nello stesso tempo riconoscere
che, senza risorse aggiuntive e senza un’individuazione delle condizioni minime di esistenza in vita delle strutture, non è pensabile poter premiare la «migliore»
ricerca o didattica o altro, affamando gli altri.
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